Non Numeri, ma Storie

Quello che vogliamo raccontarvi non riguarda l’immigrazione  in primo piano, ma lintegrazione nella vita di ogni giorno di alcuni immigrati. Questa esperienza è stata vissuta e condivisa in un tempo determinato, che ha arricchito di più il nostro essere al servizio degli ultimi, da parte di un membro della nostra grande famiglia Francescana.

 “Pace a voi, sono Nunzio, ho 17 anni e oggi frequento listituto professionale del mio paese. Fino allanno scorso frequentavo la scuola media serale, dove ha avuto inizio la mia piccola esperienza con un gruppo di ragazzi immigrati, divenendo, al completamento dellanno scolastico, realmente famiglia , anche se di diversi, sia di pelle che di religione.

Partiamo dal presupposto che prima di questa esperienza guardavo questi ragazzi sempre da lontano, non perché io fossi razzista, ma perché non riuscivo a capire la loro storia, la loro vita e il motivo per il quale scappassero dalla loro terra. Ma dopo questa esperienza ho iniziato a guardare questi fratelli un popiù da vicino e ho capito che vengono qui perchédesiderano un lavoro per poter aiutare la propria famiglia, cosa normale per ogni uomo.

Mentre ascoltavo le loro testimonianze mi sono messo nei loro panni e ho compreso quanto in ogni percorso che compiono loro soffrono, soffrono molto. Ciòche li fa stare più male èlabbandono della loro sicurezza, come la loro terra, la loro famiglia e i loro amici e in particolare lessere considerati il problema di ogni male, quando in realtà il loro unico intento è quello di aiutare quella piccola sicurezza che sono stati costretti ad abbandonare.

La mia prima promessa, fatta nella Gioventù Francescana di Casteltermini, mi ha fatto vivere a pieno questa esperienza che Dio mi ha messo davanti, facendomi riflettere su uno dei quattro pilastri della gi.fra.: i poveri e ultimi come fratelli. Come posso io, nel mio piccolo, dare una mano? Questa è la domanda che mi ero fatto, e lunica risposta che risuonava nella mia testa, semplice e attuabilissima, era lessere amico di questi ragazzi che, come me, hanno un volto, dei capelli, un modo di agire e pensare. Se noi, in un attimo, chiudessimo gli occhi e ascoltassimo, potremmo vedere la persona cosìcome è  nella sua semplicità,  non soffermandoci soltanto sulle apparenze.

Dalla mia esperienza, ho potuto comprendere che anche i media compongono le notizie , aggravando certi aspetti e tralasciandone altri. Ad esempio un podi tempo fa in un centro di accoglienza, un gruppo di immigrati ha rotto tutto in segno di protesta. Di questo evento i media hanno fatto passare un messaggio un podiverso dalla realtà e cioèche loro per cose futili hanno scagliato la loro rabbia sul luogo nel quale si trovavano. Dopo qualche giorno ho avuto lopportunità di poter parlare  con i miei compagni, che a loro volta mi hanno spiegato che  la causa scatenante era stata che non davano loro da mangiare da un podi giorni, e che sì, la reazione era stata eccessiva  perché per risolvere dei problemi ci sono altre vie, ma è anche giusto essere trattati da persone e non da animali, poichéanche loro hanno il diritto di poter mangiare.

Riguardo la mia esperienza, posso affermare che loro desiderano essere accolti, apprezzati per quello che sono, desiderano una pacca sulla spalla, un abbraccio. In poche parole desiderano solamente di far parte di questo paese/città/nazione. Se potessi racchiudere in una sola parola la mia esperienza, quella sarebbe, senza dubbio,  ARRICCHIMENTO. Il tempo passato insieme a loro mi ha fatto crescere non solo in età, ma anche nella mia fede, perchésono riuscito a vedere in loro Cristo, sono riuscito a vedere loro come dei fratelli. Infatti ogni volta che ci incontriamo, non possiamo fare a meno di abbracciarci e dimostrarci affetto come fanno due fratelli. Non importa se si ha un colore, religione o ideale diverso. Se si vuole, si può voler bene a chiunque. E se non si è pronti a voler bene preghiamo il buon Dio , affinché grazie allesempio di Gesù, possiamo essere portatori di amore, non con parole ma anche con una semplice pacca sulle spalle o una stretta di mano.

 

Da fratello a fratello,

dal mio cuore al tuo cuore,

se la pelle è diversa,

non facciamo l’errore…

di non darci una mano,

e lasciare che accada

di guardarci con odio,

di evitarci per strada…

 

cit. da fratello a fratello, Franco Fasano

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